Sono arrivato a Cremona con buone sensazioni, dopo aver già girato su questo circuito. La pista mi era familiare e l’obiettivo era trovare subito il ritmo giusto. Il weekend del CIV Yamaha R7 Cup Cremona ha però preso una piega inaspettata, fino a un incidente che ha mostrato quanto sia importante poter contare su una tuta adeguata.
Tra asfalto incerto e ricerca della scia
Le prove libere del venerdì non sono iniziate nel migliore dei modi. Il primo turno si è svolto nelle condizioni peggiori, con un asfalto né completamente bagnato né asciutto. Dopo alcuni giri ho valutato che non valesse la pena rischiare e ho preferito concludere in anticipo la sessione.
Il secondo turno si è svolto verso sera, ma la pista non era nelle condizioni ottimali. Non sono riuscito a raggiungere il tempo che mi ero prefissato e ho chiuso la giornata un po’ deluso.
Una questione di tempismo
Il sabato avevamo a disposizione due sessioni di qualifica. In Q1 sono entrato in pista e ho iniziato a girare. Ma, quando mi sono voltato per cercare un gruppo per sfruttare la scia, mi sono accorto di essere solo. Ho quindi deciso di rientrare ai box e aspettare il momento giusto per ripartire.
Peccato che, proprio quando sono tornato in pista, il gruppo avesse deciso di rientrare ai box. La strategia non ha funzionato e ho concluso la prima qualifica senza riuscire a ottenere il tempo che cercavo.

Un ultimo giro da 1:42.1
In Q2 ho trovato subito un gruppo con cui girare, ma mi sono ben presto reso conto che era troppo lento. Ho scelto quindi di rientrare nuovamente ai box, sperando di trovare una situazione migliore. Questa volta il team mi ha rimandato in pista nel momento perfetto, inserendomi in uno dei gruppi più veloci disponibili.
All’inizio i piloti davanti a me hanno perso un po’ di tempo cercando la posizione migliore all’interno del gruppo. Questo mi ha permesso di rimanere con loro. Nell’ultimo giro sono riuscito a sfruttare la scia e a migliorare il mio tempo fino a 1:42.1. Ho chiuso la Q2 all’undicesimo posto. Il risultato mi ha permesso di conquistare la quattordicesima posizione in griglia per la gara della domenica.
Dopo le difficoltà del venerdì e una Q1 in cui non ero riuscito a trovare il gruppo giusto, il risultato della seconda qualifica mi ha dato fiducia in vista della gara.
La gara finisce al nono giro
La partenza non è stata delle migliori e sono scivolato fino alla ventunesima posizione. Ho cercato di recuperare, ma al nono giro la mia gara è finita in anticipo. Nell’ultima curva mi hanno toccato. Siamo scivolati e sono rimasto intrappolato tra le due moto, con un braccio a contatto con lo scarico della moto dell’altro pilota. Una situazione tutt’altro che piacevole, anche perché il calore dello scarico ha fuso una parte della mia tuta.
Per fortuna l’altro pilota mi ha subito aiutato e sto bene, ma sono rimasto piuttosto amareggiato. Dopo una qualifica positiva, avrei voluto giocarmi le mie possibilità in gara e capire fin dove sarei potuto arrivare. Invece, tutto è finito prima del previsto, con una scivolata.
L’incidente mi ha fatto riflettere ancora una volta sull’importanza dell’equipaggiamento. Quando si parla di tute da gara, spesso si pensa alla vestibilità, ai colori e alle grafiche. Ma domenica ho avuto un motivo in più per ricordare quanto sia fondamentale poter contare su una tuta che offra una protezione adeguata. Le conseguenze avrebbero potuto essere ben più serie.
Quelle lezioni di sicurezza che ti salvano la pelle
Da quando collaboro con REV’IT! Tailortech, soprattutto grazie allo Speciale Tute su Misura realizzato per Moto Insights, ho imparato molto di più su ciò che si nasconde dietro una tuta racing. Prima per me erano importanti soprattutto la vestibilità e il design. Ora so che ci sono molti altri aspetti che non si notano al primo colpo d’occhio, ma che possono fare la differenza, soprattutto quando si finisce a terra.
Una tuta racing deve innanzitutto proteggere. La scelta dei materiali, le cuciture, i rinforzi nelle zone più esposte e la posizione delle protezioni non sono dettagli secondari. Anche la vestibilità ha un ruolo fondamentale: la tuta deve seguire i movimenti del pilota senza limitarlo, ma allo stesso tempo tutto deve rimanere nella posizione corretta in caso di caduta. Lo stesso vale per l’integrazione con il paraschiena e il sistema airbag, che devono essere compatibili con la tuta e utilizzati secondo le indicazioni del produttore.
C’è poi un aspetto a cui prima non prestavo la stessa attenzione: l’assistenza tecnica in pista. Avere il produttore direttamente nel paddock significa poter contare su un confronto immediato in caso di problemi, verificare eventuali danni dopo una caduta e capire quali interventi siano possibili prima di tornare a girare. Non è soltanto una questione di comodità o di tempi di attesa: è importante avere un team di specialisti che conosca davvero il prodotto e sappia valutare se la tuta è ancora in condizioni di garantire la protezione prevista.

Ripartire dalla qualifica di Cremona
Cremona non si è conclusa come avrei voluto, soprattutto dopo il potenziale mostrato il sabato. Resta però la soddisfazione per il tempo di 1:42.1 e la voglia di tornare in pista per fare meglio al prossimo appuntamento, sul circuito di Vallelunga.









